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Il Paese - La Spiaggia
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Il paese dunque è molto giovane, ma comunque offre spunti architettonici di particolare rilievo, oltre al Santuario e alla cappella di Santa Crescenzia e delle torri di guardia.
Se ci si aggira per le strade ordinate e linde, tutte dritte e parallele, che si intersecano in un disegno urbanistico semplice e razionale, è possibile scoprire angoli di grande fascino.
Cominciamo il nostro giro dalla via Venza, una stradina minuscola che si apre a sud della piazza Santuario, a ridosso della via Savoia, la strada principale che da Trapani, o Palermo, porta dritta dritta a mare: murales, piante rampicanti, antichi abbeveratoi in pietra trasformati in fioriere, panchine in ferro battuto, un negozietto d'antiquariato, il tutto condensato in pochi metri di strada dove le auto non hanno diritto d'entrare, e dove in estate si tengono concerti di musica classica e convegni culturali. Dalla via Venza si accede al Museo del Mare, che conserva importanti reperti recuperati sui fondai i sanvitesi, e che merita senz'altro una visita.
Passeggiate riposanti e divertenti si possono fare nelle strade parallele a quella principale, poco trafficate, che presentano caratteristiche e tipologia molto diverse.

Le strade a levante della via Savoia sono un susseguirsi di ampi marciapiedi che ospitano tantissime aiuole fiorite: ci sono rose rosse e gialle, odorosa ruta e alberelli di medio fusto, in un fantasmagorico caleidoscopio di colori. I fiori e gli alberi sono talmente rigogliosi, che sembra che ciascun abitante della zona ne abbia personale cura.
A ponente della via principale ci sono invece le strade dove un tempo vivevano gli agricoltori: l'architettura è contrassegnata da portoni molto ampi per lasciare passare i carretti, e da abitazioni semplici ma dignitose, simbolo di un certo benessere economico della classe sociale che qui abitava. Alcuni vecchi bagli sono stati sapientemente restaurati per farne appartamenti.
A ponente della via principale ci sono invece le strade dove un tempo vivevano gli agricoltori: l'architettura è contrassegnata da portoni molto ampi per lasciare passare i carretti, e da abitazioni semplici ma dignitose, simbolo di un certo benessere economico della classe sociale che qui abitava. Alcuni vecchi bagli sono stati sapientemente restaurati per farne appartamenti.
Il lungomare consente di passeggiare a pochi metri dalla battigia della spiaggia, e così anche la strada che porta all'altissimo faro, (40 metri, un raggio di oltre venti miglia) dopo aver superato i due moli del porto.
Una strada panoramica di recente costruzione attraversa l'altopiano, offrendo alla vista lo splendido paese e il suo golfo.
A San Vito si può venire anche per la sua cucina, dove il Cuscus là fa da padrone, seguito a ruota dalla pasta ai ricci di mare (che qui sono abbondanti); come secondo piatto è di prammatica il pesce,
che è davvero fresco. Oltre al pesce pregiato nei ristoranti di San Vito è possibile gustare anche quei pesci "azzurri" (lampughe - chiamate caponi -, tonnetti) che qui si pescano copiosi e che costano pochi euro. Si tratta di pesce davvero squisito, che si può cucinare in mille maniere, e che consente di mantenere bassi i prezzi di un pranzo a base di prodotto freschissimo.
Per chi ama le passeggiate a cavallo o il trekking c'è solo l'imbarazzo della scelta: una serie di maneggi e accompagnatori esperti assicurano rilassanti cavalcate per la campagna invasa dal sole e dalle margherite, mentre le pendici dei rilievi e i sentieri che portano fin sopra Monte Monaco sono ottime occasioni per escursioni a piedi accessibili anche a chi non ha fisico e polmoni di atleta. L'ascensione del Monte Monaco (532 metri) è una esperienza interessantissima per la possibilità di incontrare tanti esemplari di flora endemica, e infine di godere di un paesaggio bellissimo, con lo sguardo che può spaziare sui golfi di Cofano, San Vito e Castellammare, fino a scorgere - nelle giornate più limpide - l'isola di Ustica.
Ma chi viene a San Vito, lo fa soprattutto per il suo mare e la sua spiaggia, quasi tre chilometri di sabbia dorata ("rena impalpabile" la descrive la scrittrice Loretta Giordano), bella da fare invidia ai più rinomati paradisi dei mari del sud.
Arrivando in paese dall'unica strada di accesso, si vede il mare ancora prima di incrociare le prime case. Un altro chilometro, e si arriva dritti filati al cospetto di un mare cristallino al quale si accede attraversando un tappeto di sabbia pulita.
monte cofano
"Girare l'angolo e vedere quello che non ti aspetti. Percorrere una strada tortuosa, tormentata, poi imboccare un'improvvisa discesa ... Rimani senza fiato ... Ti vedi circondato da un paesaggio che non sai definire ... Prima il blu entra timidamente nel raggio del tuo sguardo. Poi, senza che tu te ne accorga, penetra con più forza ... E mentre ti guardi intorno attonito, ecco che arriva San Vito lo Capo", così racconta il suo arrivo in paese il giornalista televisivo Puccio Corona, che descrivendo il mare, cui si arriva attraverso una spiaggia "di borotalco", grida al miracolo: "Come mai non ci sono raffinerie, come mai la costa è rimasta così selvaggia, così intatta?".
Consigliare un particolare tratto di spiaggia ai bagnanti è impossibile, l'uno vale l'altro, e tutti sono incantevoli. Il fondale marino degrada dolcemente verso il largo, e le correnti non lambiscono minimamente questa zona, che dunque è particolarmente indicata anche per chi non è nuotatore provetto, e per i più piccoli.
Chi invece preferisce gli scogli alla sabbia, ha solo l'imbarazzo della scelta: a levante come a ponente le possibilità di fare meravigliosi bagni e di godere nel contempo di un paesaggio splendido sono innumerevoli.
Le due coste sono completamente diverse l'una dall'altra. Ad est troviamo le rocce alte che cadono a picco sul mare, sempre però accessibili anche per chi non disponga di una barca: il golfo del Secco, lo splendido "Firriato" dove fino ad una trentina di anni addietro viveva la Foca Monaca (c'è una grotta chiamata "del Bue Marino" proprio perché abitata da una famiglia di questi mammiferi acquatici). I faraglioni e il "lago di Venere" sulla punta opposta alla tonnara, il golfo di Cala 'Mpisu, e poi l'irripetibile costa della riserva naturale dello Zingaro.
Ad ovest la costa è più bassa e gli scogli appuntiti, ma niente paura, con un poco di prudenza si arriva tranquillamente a mare, Cala Rossa e Cala Mancina sono altrettante piccole baie da non tralasciare, e poi a seguire la meravigliosa "Isulidda", uno scoglio diviso dalla terraferma da pochi metri di mare, le insenature e la spiaggia sabbiosa di Macari, le "calette" acciottolate di Cofano.
 
 
 
 
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