|
|
|
|
|
|
|
Isole Egadi
|
| >>
Isole Egadi -
Favignana - Levanzo - Marettimo |
| |
Favignana
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore
del celebre "Gattopardo", bambino, ci veniva con
i genitori a far visita ai Florio. Lo scrittore ricorda che,
al mattino, il risveglio avveniva con un colpo di spugna imbevuta
di fresca acqua sugli occhi. Erano gli ultimi fuochi della
grande famiglia che in quest'isola aveva fatto costruire una
tonnara così imponente da far stupire i lupi di mare,
ancor più della vista (rara, del resto) della favolosa
bellezza di donna Franca Florio, cantata - e desiderata -
persino dal "divino" D'Annunzio.
Oggi la "fabbrica dei Florio" è poco più
che archeologia industriale e nel palazzo all'intraprendente
schiatta intitolato, ha sede il Municipio di Favignana. Così
va il mondo, così passo dopo passo trascorre la storia,
che qui ha tracce antichissime e qualcosa perdura negli occhi
dei locali, nelle movenze dei giovani, nei giochi dei bambini
|
|
|
Ha sembianza di farfalla, quest'isola.
Una farfalla che il sole ha stremato, le ali fiduciosamente spiegate
sul mare in attesa del volo.
Ma tutto è pietrificato, qui, ormai. Come la storia e la
memoria. Tutto ha volto di pietra, di scoglio. Per questo fino a
un tempo non troppo lontano in quest'isola, come nelle vulcaniche
Eolie, si deportavano i carcerati. Avevano fama di essere terribili
le prigioni borboniche di Favignana. La "Forza" era chiamato
il castello di San Giacomo che con quello di Santa Caterina divideva
orrori e impossibili sogni di fuga. Più che un sogno di fuga,
una suggestione inseguivo, un giorno di matura primavera in cui,
stoicamente, decisi di percorrerla passeggiando (sarebbe più
giusto dire scarpinando) tutta, quest'isola: da Oriente a Occidente,
nove chilometri, come si sa, da Punta Marsala a Punta Sottile. Che
festa esprimevano quelle povere piante finite quaggiù, battute
da un vento che pretende di sradicarle. Che tripudio di colori contro
gli specchi di cielo e di mare, quei cardi, quelle margherite, quei
capperi. E che sollievo, dopo tanto occhieggiare di grotte calcaree
e bizzarro scorrere di subbugli di scogli, abbandonarsi al chiacchiericcio
della piazzetta agorà.
|
| |
Levanzo
Diecimila anni prima dell'era di Cristo, Levanzo e Favignana
non erano isole, ma l'estrema propaggine occidentale della
Sicilia, fitta di popolazione e abitata da animali oggi scomparsi.
Poi gli sconquassi geologici e il formarsi di isole e atolli
che il mito omerico avrebbero immortalato. Levanzo, che oggi
ci appare come minuscola terra promessa, al riparo dal frastornante
progresso, nella notte dei tempi fu ricca di boschi, in cui
si aggiravano i cervi. Non ci si crederebbe se alcuni preistorici
graffiti non fossero lì, in una delle sue tante grotte
lambite dal mare, a dimostrarlo, a raccontarlo. Dicono quei
primitivi disegni, di arcaici sacrifici divinatori, di riti
iniziatici e di oscure magie.
Luomo ha sempre vissuto nelle grotte, qui a Levanzo,
fino al secolo scorso, quando qualcuno azzardò le prime
case in muratura.
|
|
|
Oggi l'abitato è tutto lì, candido
grumo di casupole attorno al porticciolo. Non più di trecento
abitanti durante i mesi non adatti al turismo; in estate mille.
Per altri non ci sarebbe posto negli alberghetti-pensione e nelle
case private dove, come in tutte le isole in Sicilia e in Grecia,
trovano posto la maggior parte dei forestieri. È per questo
privilegio da numero chiuso che, a Levanzo, si ha l'impressione
di fare il bagno da soli, ognuno col proprio gruppo, di famiglia
o di amici. Sono tante, le calette dove ritrovarsi per trascorrere
giornate di chiarità memorabili.
Ma attenzione, l'ambiente va rispettato: non ovunque è possibile
scendere in acqua, improvvisare pic-nic o intraprendere battute
di pesca subacquea.
Le Egadi sono protette da una riserva marina che è venuta
provvidenzialmente a salvarle dai devastanti tentacoli del malcompreso
progresso. Si viene per affidarsi alla natura, qui; e per gustare
il silenzio, accentuato dal frinire delle cicale, negli estivi meriggi
che sembrano incendiarsi. Qui sopravvivono, sfidando la canicola
e i venti, le euforbie, le eriche, i fichidindia e le agavi, le
cui lunghe fioriture sembrano allungare il collo verso le fresche
spume in lontananza.
|
| |
Marettimo
Alla fine ci si è convinti
tutti, potenziali fruitori turistici e locali isolani: è
stato un bene per questi semiabitati scogli restare fuori,
finché hanno potuto, dai tours nell'affollato Mediterraneo.
Il risultato è qui, davanti a questo mare, tra queste
casette bianche, al riparo delle quali il tempo non ha fretta
e riacquista umanissime sincronie con la notte e il giorno,
il sole e la luna, gli assalti dei venti e le maree. Dire
Marettimo, nelle Egadi, un tempo non tanto lontano era come
pronunciare nomi dai suoni strani, appartenenti a luoghi
chissà quanto lontani e ricadenti, forse, in quelle
geografie prudentemente contrassegnate dall' hic sunt leones.
Oggi, proprio per questo ci si arrampica su questa crostosa
isoletta che, miracolo, è ricca di vegetazione; anzi
ha vanto di essere la più verde del trapanese arcipelago.
|
Ed ha fama di essere l'''ultima isola", questa. Fama meritata:
tra questi subbugli di scogli non si ha quasi memoria delle brutture
edilizie che come inarrestabile lebbra deturpano vaste zone costiere
della Sicilia. Ogni scelta ha un prezzo: a Marettimo non ci sono
comodi alberghi né più o meno attrezzati villaggi
turistici, in compenso, bandito l'uso delle automobili, vi si gusta
un silenzio che soltanto il fiato del mare e gli accordi del vento,
osano sfidare.
|
Molto si è conservato, a Marettimo. Non tutto,
si capisce. La foca monaca è scomparsa da un bel po' e così
anche certi rapaci. Per questo i naturalisti non ammainano bandiera:
corsari benemeriti, battono questi mari a caccia degli inevitabili
trasgressori. E i locali, quattrocento in tutto, ricevono manforte
dai forestieri che qui decidono di esiliarsi e subito si fanno paladini.
In modo strampalato, capita a volte: è stato un colpo di
sole o il troppo amore per quest'isola a indurre un tale venuto
dal Nord, dicono fosse un farmacista milanese, a portare su quest'isola,
una ventina d'anni fa, alcune coppie di mufloni, preventivamente
acquistate? Si sentono a casa loro, ormai, queste bestie che un
tempo era giusto dire abitassero soltanto le zone montuose della
Corsica e della Sardegna.
|
| |
|
|
|